Visualizzazione post con etichetta grembiule. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta grembiule. Mostra tutti i post

martedì 5 giugno 2007

Ancora riflessioni sul grembiulino a scuola...

Ricevo e posto, da un mio carissimo amico
( giovanevecchio), le seguenti riflessioni in merito al grembiulino a scuola...

Grembiule SI o NO


Karl Popper: “La libertà è più importante dell’uguaglianza”..


Curiosa proposta quella di tornare a far indossare obbligatoriamente il grembiule agli alunni delle scuole elementari. Una proposta cui, di primo acchito, si è tentati di rispondere facendo spallucce o con una battuta sarcastica. Ovvero, al contrario, ci si può ingenuamente domandare: perché no? In fondo, il grembiule toglierebbe alle mamme e ai papà tanti affanni mattutini legati alle interminabili discussioni con i propri figli/e sulla scelta dei vestiti; e poi, sai che sollievo - facile da lavare e da stirare, insomma: una vera benedizione! Subito dopo però, nasce la curiosità di capire perché mai alcune persone si siano prese la briga di avanzare pubblicamente tale proposta (di legge!) rischiando il ridicolo su un tema che pareva ormai relegato fra gli orpelli del passato. Riflettendoci, sono arrivato alla conclusione che, in realtà, dietro l’apparente innocuità della proposta si cela una perniciosa volontà normalizzatrice. In quest’ottica, il grembiule assume una funzione omologante che mira a cancellare le differenze in nome di una sciagurata uniformità estetica. Si potrebbe obiettare che l’omologazione dei gusti già esiste e che oggi anche i bambini più piccoli vestono tutti gli stessi jeans e la stessa t-shirt con la “linguaccia”. E’ un’obiezione che ha un suo fondamento e che meriterebbe di essere analizzata più in profondità. Tuttavia, in questa sede, mi limito a far notare che essa trascura un aspetto fondamentale che va sotto il nome di libera scelta. Il modo di vestirsi si è infatti storicamente caricato di valenze simboliche che attengono alla libertà di esprimere la propria individualità e la propria identità; un portato sociale che non può essere vanificato con un colpo di spugna (sia pure ex lege). Insomma, il grembiule (magari nero e con le strisce bianche cucite sulla manica per identificare la classe di appartenenza, così come si usava fare negli anni ’50 e ’60) diviene, nella logica dei proponenti, uno strumento per rimettere ordine in una realtà vissuta come eccessivamente complessa e disordinata. In questo senso, la scuola, soprattutto quella dell’infanzia, è un terreno d’azione privilegiato perché consente di lavorare su una “materia” ancora molto malleabile. Vuoi mettere una bella e tranquillizzante classe di bambini vestiti tutti allo stesso modo versus l’insopportabile spettacolo di un paio di decine di piccoli individui vestiti ognuno come gli pare! Il tutto, in nome di un malinteso criterio di uguaglianza, che dovrebbe riguardare esclusivamente pari opportunità e pari diritti e non già appiattimento dei comportamenti. Sarà un caso, ma la proposta di reintroduzione obbligatoria del grembiule - targata AN – richiama le coreografiche parate dei giovani e giovanissimi aderenti all’Opera Nazionale Balilla che l’allora segretario nazionale del partito fascista, Achille Starace, organizzava a metà degli anni ’30 per dare pubblica rappresentanza al nuovo tipo antropologico del “giovane fascista” forgiato da una ferrea disciplina ed emendato dall’individualismo e dal ribellismo; emendato dalla libertà di pensare. Va detto, per equità di giudizio, che nel medesimo periodo storico, non molto dissimili si presentavano i metodi educativi adottati nella patria del “sol dell’avvenire”. Ma i bambini non hanno bisogno di divise! Ogni singolo bambino deve essere messo in condizione di sviluppare al meglio le proprie attitudini e le proprie qualità, sperimentando al contempo buone tecniche di socializzazione (e ve ne sono) volte a sviluppare un corretto senso di appartenenza al gruppo, che pure è importante per l’equilibrio psico-fisico dei bambini. Fortunatamente, e concludo, la proposta di legge regionale urgente presentata da una consigliera regionale della Lombardia è rimasta finora lettera morta, segno che sono ancora vivi quegli anticorpi che consentono di evitare la reiterazione degli errori del passato. Errare è umano …!





martedì 17 aprile 2007

Progetto di Legge n. 006 (Ferretto S.) del 04-05-2005

PROGETTO DI LEGGE n. 006
del 04/05/2005 di iniziativa del Consigliere SILVIA FERRETTO CLEMENTI


INCENTIVI PER L’ADOZIONE NELLA REGIONE LOMBARDIA DELL’ABBIGLIAMENTO SCOLASTICO UNIFORME

RELAZIONE
E’ noto poi come una pubblicità sempre più aggressiva e condizionante induca ormai, anche nei bambini. E’ noto come le famiglie che hanno figli che frequentano le scuole dell’obbligo debbano sostenere, oltre alle spese necessarie per la didattica, i trasporti e la mensa, anche l’onere di un abbigliamento adeguato ad un ambiente di studio, ma anche di gioco e di vita in comune, che ne comporta spesso un deterioramento ed un usura precoce. E’ noto poi come una pubblicità sempre più aggressiva e condizionante induca ormai, anche nei bambini, bisogni artificiali, basati sulla creazione di comportamenti e desideri emulativi, se non addirittura di un vero e proprio condizionamento a seguire le “mode”, tanto da indurre anche i più piccoli a sopportare disagi o frustrazioni da “mancanza” di quella tipologia d’abbigliamento o di quella specifica griffe con conseguente aggravio per i bilanci familiari.
La scuola, specie quella dell’obbligo, dovrebbe svolgere invece, anche in questo settore, un ruolo educativo importante, di sostanziale contrasto al consumismo, un ruolo educativo tendente alla creazione, al contrario, di un senso di appartenenza comune alla medesima realtà scolastica senza differenziazioni basate sulle capacità economiche, con l’ulteriore risultato positivo della contestuale creazione di un ambiente scolastico il più possibile sobrio ed ordinato. Al raggiungimento di tale risultato può certamente aiutare l’adozione da parte delle scuole dell’obbligo della nostra Regione di un regolamento che preveda l’adozione, in ambiente scolastico, di un abbigliamento uniforme. L’adozione, dunque, della divisa o del semplice e tradizionale grembiule, è vista in quest’ottica, nel suo aspetto positivo di abbigliamento pratico, stimolante lo spirito di coesione e di gruppo e, al tempo stesso, meno gravoso dal punto di vista economico per le famiglie.
Un’iniziativa, secondo un’indagine effettuata qualche mese fa da un quotidiano nazionale, a favore della quale si schiererebbero ben il 79% degli interessati.
Con la presente proposta di legge, si intende dunque incentivare l’adozione di un abbigliamento scolastico uniforme da parte delle scuole della nostra Regione, mediante la predisposizione di un meccanismo premiante nel rispetto dell’indipendenza e dell’autonomia scolastica.

INCENTIVI PER L’ADOZIONE NELLA REGIONE LOMBARDIA DELL’ABBIGLIAMENTO SCOLASTICO UNIFORME

Art.1 Finalità

1. Considerata l’utilità sociale e la funzione educativa di un abbigliamento scolastico improntato alla praticità, al decoro, alla sobrietà e all’uniformità di immagine, la Regione Lombardia intende incentivare l’adozione, da parte delle scuole pubbliche e private aventi sede nel territorio regionale, di un regolamento che preveda un abbigliamento uniforme per i bambini frequentanti la scuola dell’obbligo, secondo gli standard predisposti da ogni singolo Istituto nel rispetto della propria autonomia.

Art. 2 Incentivi

1. Per le finalità di cui all’articolo precedente, l’adozione di tale regolamento da parte di un Istituto scolastico pubblico o privato avente sede nel territorio della Lombardia, rientra tra le priorità tenute in considerazione dalla Regione per il riparto dei contributi a qualsiasi titolo erogati dalla Regione Lombardia in base alle leggi vigenti.

Art. 3 Dichiarazione d’urgenza

La presente legge è dichiarata urgente ai sensi dell’articolo 43 dello Statuto regionale ed entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione.

sabato 14 aprile 2007

...voto No, No e No!!! (altra e-mail ricevuta)


...oddio...pensiero uno: certi politici-o vpresunti tali- non c'hanno proprio un caiser da fare!!!pensiero due: il grembiule è un mezzo veloce e facile per risovlere o cercare di farlo un problema che risiede solo nell'educazione, nell'insegnamento, nella trasmissione di conoscenza valori e nozioni che -mi pare- sia l'importante ruolo dell'insegnante oltre che del genitore.pensiero tre: dopoa verli messi davanti alla tv per ore, davanti a pc e altri mille paliativi, ora il germbiule per farli sentire tutti uguali...e vabbè, la prossima sarà il cartellino con nome nazione preferenze da mostrare agli altri per non perdere l'identità??pensiero quattro: condivido tristezza, scoramento, e pensieri dell'amica ...basterebbe vedere i figli dei clienti ikea di ogni giorno per rendersi conto di quanto sia pressochè assente l'idea che ai figli si possono passare valori insegnamenti educazione e altro, e non solo i propri soldi desideri irrealizzati manie di grandezza atc....

voto NO, NO e NO!!!non siamo tutti uguali. ma proprio per niente. neanche da bambini....e grazie a dio

...da una e-mail ricevuta


cari amici, ho letto il contenuto della proposta e le vostre controdeduzioni. L'argomento e' interessante e merita approfondimento....Mi viene in mente una situazione che, pero', non c'entra nulla con la scuola. Penso alla attivita' dei Volontari in una organizzazione come ad esempio la Croce Rossa. In questo caso la divisa ha funzioni anche di rappresentanza e riconoscibilita' verso il mondo esterno: le donne e gli uomini che indossano la divisa hanno la necessita' di farsi riconoscere dai passanti e dai cittadini: la divisa "parla" e dice: "Siamo NOI i soccorritori! Fateci lavorare, grazie!". Consapevoli di questa utile funzione della divisa, noi soccorritori ci sentiamo "protetti" da questa, e la indossiamo anche per appagarci da un sentimento di appartenenza ad un gruppo, che ci da sensazioni emotive e morali oltre che utilita' pratica e operativa. Ovvio: la scuola e' un ambiente diverso. Gli alunni non devono USCIRE dall'aula scolastica per fare SERVIZIO alla popolazione esterna. Devono rimanere in classe per imparare. Pero' potrebbero avere il bisogno di percepire una piu forte e solidale APPARTENENZA ad un gruppo... il gruppo che sta studiando e imparando insieme. Non so dirvi se sono favorevole alla divisa o meno a scuola, credo che presenti dei pro e dei contro. Certamente l'ideale e' che ciascun vestito (colorato, diverso, fantasioso, LIBERO) contribuisca a costruire l'immagine di una comunita' di uomini diversi ma solidali. L'uguaglianza-fotocopia non e' un valore da propugnare e difendere, perche' e' anche fuori dalla realta', quindi e' giusto che rimanga archiviato fra gli astrusi artifici delle ideologie. La parita' di OPPORTUNITA' deve sostituirsi a quell'ideale (ancora fortemente radicato fra molte mentalita') della uguaglianza integrale che appiattisce e mortifica. Per risolvere il problema degli abiti firmati e costosi occorrerebbe che gli insegnanti convocassero le mamme e facessero una lezione a LORO, in separata sede e in assenza dei figli.... perche' il problema sono le mamme a generarlo.... Se si riuscisse a educare le mamme fanatiche della griffe e sensibilizzarle ad una delicatezza verso coloro che non possono permettersi spese per abiti costosi, educarle a non discriminare o osservare piu' del dovuto queste cose, allora gli alunni potrebbero benissimo venire a scuola vestiti con i loro personali colori.
C'e' poi la questione del VELO delle ragazze musulmane... anche quello merita una attenta e costruttiva discussione... So che lo state gia' affrontando, mi immagino. Parliamone.... ciao a tutti,

martedì 10 aprile 2007

...ma con quale scusa??

I "grembiuli", le "divise", come già se ne parlava qualche giorno fa, sono nelle nostre teste; nel senso che di fatto non servono a niente e a nessuno: hanno forse una sola "utilità pratica" (come qualcuno da me interpellato rispetto a questo dilemma mi ha riferito): nel senso che col grembiulino si sporcano meno gli indumenti (ecco la unica vera utilità: MENO CONSUMO DI DETERSIVO, quindi MENO CONSUMO ENERGETICO, quindi MENO INQUINAMENTO E MENO SPRECHI: questo dal mio punto di vista l'unico motivo "serio" al quale appellarsi per richiederne la re-introduzione, e non certo motivazioni che dietro falsi moralismi e dietro una falsa ricerca di cancellare (che in realtà è un nascondere!) le diversità in realtà non fanno altro che rimarcarle...
... Spero si colga l'ironia con la quale ho cercato e ricercato un qualcosa al quale appigliarsi - se proprio dobbiamo - per chi, nostalgico per non dire altro, brama il ritorno a una cosa che per fortuna in mezzo ai tanti errori e strascichi del passato siamo riusciti a lasciarci alle spalle.

sabato 7 aprile 2007

A scuola con il grembiule?

Se è vero, come vuole la saggezza popolare, che "l'abito non fa il monaco", sembra altrettanto giusto affermare che "il grembiule non fa la scuola". Nella scuola dove insegno (primaria) sta nascendo un dibattito, dalle tinte accese, sulla possibilità d'introdurre l'impiego del desueto indumento: "per rendere la scuola più ordinata - priva di elementi di discriminazione sociale, tra chi può permettersi abiti firmati e chi no - per avere più attenzione al profitto!!!..."
La cosa certa, al di là di ogni pensiero personale, sta il fatto che una scuola pibblica non possa imporre l'uso di una "divisa", a meno che non sia in grado di fornirla gratuitamente ai ragazzi e che ogni decisione va concordata con i genitori.
Cito M. Rita Parsi (neuropsichiatra infantile) che così si esprime sull'argomento..."L'importante è che la proposta non si basi su una volontà d'irrigidimento e che le famiglie insieme alle scuola non dimentichino di assicurare ai figli una divisa d'amore, ovvero rispetto, comprensione, ascolto ed educazione".

Vi invito ad intervenire su questo dilemma: "grembiule sì, grembiule no, perchè...". Potrete aiutarmi nel constatare in quali suole ancora vige la divisa, in quali no e le motivazioni sottese a tale scelta.
Related Posts with Thumbnails